
San Francesco d’Assisi è venerato come il «Poverello» che trasformò il mondo con l’esempio. Nato ad Assisi fra il 1181 e il 1182 e battezzato Giovanni, crebbe in una famiglia benestante. Fin dall’inizio fu attratto dalla cavalleria, ma dopo la prigionia a Perugia comprese che la ricchezza non portava felicità. Nel 1208, davanti al crocifisso di San Damiano, udì la voce di Cristo che lo invitava a «riparare la Chiesa», era l’inizio della sua conversione. Rinunciò ai beni paterni e abbracciò la vita evangelica. Il 4 ottobre, giorno della sua morte, è la sua festa liturgica e dal 2026 diventerà festa nazionale italiana per celebrare la pace, la fraternità e il dialogo.
Giovanni di Pietro di Bernardone, chiamato Francesco dal padre dopo un viaggio in Francia, visse i primi venti anni nella spensieratezza. Sognava imprese eroiche e partì per la guerra contro Perugia ma venne fatto prigioniero. Durante la malattia e la prigionia provò disgusto per la mondanità. Tornato ad Assisi, iniziò a visitare i lebbrosi e a mendicare per riparare la piccola chiesa di San Damiano, obbedendo alla voce del crocifisso. Si spogliò dei suoi abiti davanti al vescovo, restituendo al padre ogni ricchezza. Fu così che abbracciò la povertà assoluta e diede origine all’Ordine dei Frati Minori. Nel 1209 Papa Innocenzo III approvò la sua regola orale, permettendogli di predicare dapprima in Umbria e poi in tutta Italia.
Prima di riassumere i momenti centrali della sua vita, ecco una breve lista dei passaggi chiave:
Molti racconti attestano la speciale unione di Francesco con Dio. L’episodio più popolare è la predica agli uccelli: durante una passeggiata vicino a Bevagna, invitò gli uccelli ad ascoltare e questi restarono immobili mentre li esortava a lodare il Creatore. A Gubbio incontrò un lupo che terrorizzava il popolo; Francesco parlò all’animale chiamandolo «frate lupo» e ottenne una pace con i cittadini.
Un altro miracolo riguarda la fonte miracolosa: sul monte della Verna fece scaturire l’acqua per dissetare un contadino assetato. La «novena a San Francesco d’Assisi» è una preghiera composta dalla tradizione che accompagna i fedeli per nove giorni chiedendo protezione e grazia; chi recita la «preghiera a San Francesco d’Assisi per chiedere una grazia» chiede aiuto per affrontare prove e malattie.
Il dono più straordinario furono le stimmate ricevute il 14 settembre 1224 sul monte della Verna. Mentre meditava sulla passione di Cristo, gli apparve un serafino crocifisso che gli imprimé nelle mani, nei piedi e nel fianco le ferite del Signore. Le stimmate furono un dono nascosto, rivelato solo dopo la sua morte, e attestarono la sua unione totale con Gesù. I miracoli di Francesco nascono dalla sua misericordia; ogni segno è finalizzato alla pace e alla riconciliazione, mai a spettacolo.
La croce di San Damiano ha un ruolo centrale nella vita del Santo: è il crocifisso bizantino davanti al quale udì la chiamata del Signore. Dopo la sua conversione, Francesco adottò il Tau, la lettera greco-ebraica a forma di croce, come segno della salvezza. Nel libro di Ezechiele il Tau segna coloro che saranno salvati, e per Francesco divenne un sigillo di pace e benedizione. Portava un Tau al collo e lo disegnava sui documenti come segno distintivo.
Molti fedeli indossano oggi una croce di San Francesco per richiamare la sua umiltà e protezione. Il significato del Tau francescano rimanda alla conversione: accogliere il Vangelo nella sua radicalità e vivere come fratelli e sorelle.
4 Ottobre Festa Nazionale — Vatican News.
La spiritualità francescana ruota intorno alla centralità di Cristo povero e crocifisso, all’amore per il prossimo e per tutta la creazione. Francesco insegnava ai suoi frati che la vera gioia non viene dalla vittoria ma dal sopportare con pazienza le prove. Invitava a lodare Dio per ogni creatura nel «Cantico delle creature», composto due anni prima della sua morte. Loda «Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione». Pochi versi dopo ringrazia il Creatore per la terra «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta e governa».
Questo canto, scritto in volgare umbro, esprime una spiritualità che abbraccia sorella acqua, frate fuoco e persino la morte. La regola francescana, approvata definitivamente nel 1223, invitava i frati minori a vivere sine glossa, senza interpretazioni, seguendo il Vangelo alla lettera.
Francesco è patrono degli ecologisti e degli animali perché considerava ogni creatura un fratello o una sorella. Quando incontrava un lupo o un uccello lo chiamava per nome e lo invitava a rendere grazie a Dio. Scrisse il «Cantico delle creature» in un momento di sofferenza, ma lode e letizia riempiono ogni verso. La Giornata mondiale degli animali cade il 4 ottobre proprio in onore di San Francesco, e numerose associazioni ambientaliste lo scelgono come modello.
Papa Giovanni Paolo II lo proclamò patrono degli ecologisti nel 1979, riconoscendo che la sua testimonianza promuove un’ecologia integrale. Portare un pendente con il Tau o recitare il canto delle creature è per molti un modo per vivere una fede che integra cura della natura e amore per i poveri.
Altissimo, onnipotente, buon Signore, tue sono le lodi, la gloria, l’onore e ogni benedizione.
– San Francesci d'Assisi
Dopo la morte avvenuta la sera del 3 ottobre 1226 nella chiesa della Porziuncola, il culto di Francesco si diffuse in tutta la cristianità. Papa Gregorio IX lo canonizzò il 16 luglio 1228 nella piazza di Assisi e pochi mesi dopo iniziò la costruzione della basilica in suo onore. L’Ordine dei Frati Minori, le Clarisse fondate con Santa Chiara e il Terz’Ordine francescano per i laici continuano a portare il suo messaggio nel mondo. L’influsso di Francesco ha ispirato artisti come Giotto e Cimabue, poeti come Dante e politici contemporanei. Oggi la sua tomba ad Assisi attira milioni di pellegrini che cercano un esempio di semplicità.
Il 4 ottobre è la sua festa liturgica, celebrata come Giorno della pace e della natura. La Repubblica italiana ha dichiarato che «La Repubblica riconosce il giorno 4 ottobre, festa nazionale civile, quale espressione dei valori universali di fraternità e dialogo». La norma entrerà in vigore dal 1° gennaio 2026. Come rilevato dall’Ordine dei frati minori, la festa nazionale intende «valorizzare la figura di San Francesco, patrono d’Italia, come simbolo di pace e attenzione ai poveri». A partire dal 2026 la giornata sarà non lavorativa e le scuole promuoveranno iniziative sulla pace. Questa decisione sancisce il legame tra la memoria del Santo e i valori civili dell’Italia.
La tradizione consiglia di prepararsi alla festa del 4 ottobre con la novena a San Francesco: per nove giorni si medita sulla sua vita e si chiede la sua intercessione. Durante la novena si può anche recitare la preghiera per ottenere una grazia, ricordando che la vera grazia è la conversione del cuore. Indossare un Tau benedetto e visitare la basilica di Assisi sono gesti concreti per avvicinarsi alla spiritualità francescana. Chi desidera approfondire può rivolgersi ai frati minori o alle fraternità del Terz’Ordine, che accompagnano i laici nel vivere i valori di povertà, umiltà e fraternità.
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